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Operatori telefonici: mancanza di trasparenza delle informazioni

Operatori telefonici

Operatori telefonici: mancanza di trasparenza delle informazioni

Si chiamano aziende di telecomunicazioni, operatori telefonici, ma la loro maggiore pecca resta proprio la qualità della comunicazione, quella con i clienti.

Lo sappiamo fin troppo bene: dall’attivazione di un nuovo contratto fino al momento dell’addio, quando esasperati decidiamo di passare a un altro operatore, ogni fase del rapporto con il nostro gestore telefonico è fonte di problemi e inefficienze.

I consumatori sono trattati come bancomat cui spillare soldi e con i quali è meglio ridurre al mimino i contatti.

E quando questi sono indispensabili, meglio centellinare le informazioni.
Prova ne sono le numerose condanne per mancanza di trasparenza, per pratiche ingannevoli e scorrette, l’ultima delle quali la dice lunga sulla mancata volontà di facilitare la vita degli utenti.

L’operatore Tre, che da gennaio si è fuso con Wind, è stato infatti condannato dal Garante per le Comunicazioni (l’AgCom) al pagamento di una multa di 300mila euro perché il suo call center non prevedeva la presenza di un essere umano: solo un risponditore automatico che ripeteva all’infinito le stesse frasi preregistrate.

Ma anche quando le compagnie telefoniche prevedono la possibilità che a un certo punto compaia la voce di un operatore in carne e ossa, questa arriva dopo un giro dell’oca irto di numeri da digitare sulla tastiera del telefono e di numerosi, snervanti passaggi.
Era uno degli aspetti evidenziati nella nostra precedente inchiesta sulla telefonia mobile, in cui ci siamo concentrati sui problemi che si incontrano in fase di attivazione di una nuova tariffa.

Il tallone di Achille, in tutti i casi, è sempre la mancanza di trasparenza delle informazioni.
Spesso non viene messa in chiaro l’esatta natura del piano attivato, se cioè si tratta di una tariffa o di un’opzione. Sembra una differenza sottile, ma nel secondo caso è possibile che ci sia un costo aggiuntivo da pagare.

Per esempio, con Tim avevamo attivato un piano dal costo mensile di 12 euro, che, essendo classificato come “opzione”, prevedeva anche un costo settimanale di 19 cent: voce sulla quale il negoziante aveva totalmente glissato.

C’è un altro aspetto su cui i rivenditori sono soliti sorvolare, cioè cosa succede se si superano i minuti di chiamate, gli sms o i gigabyte di traffico inclusi nel piano.

Nessuno fornisce spontaneamente questa informazione.

Se sollecitati sull’argomento, rispondono con molta approssimazione o solo dopo aver cercato i costi su qualche brochure, segno che non solo non sono abituati a dare dettagli in merito, ma anche che pochi utenti sono così previdenti da porre questa domanda.

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